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Posted by on Feb 2, 2015 in Calcio, Evidenziato | 0 comments

L’erede

L’erede

Voglio raccontarvi una storia che mi riguarda personalmente. Una storia vera.

È un afoso pomeriggio estivo come tanti, più precisamente il pomeriggio di sabato 27 agosto 2011. Fuori fa maledettamente caldo ed io, un quasi sedicenne non adatto a questo genere di temperature, cerco sollievo rigirandomi continuamente a caccia di qualche zona fresca sul letto, davanti alla televisione. Più o meno con la stessa energia di un bradipo disagiato, l’unico sforzo che faccio è quello di cambiare canale con il telecomando alla ricerca di qualcosa di interessante che distolga la mia attenzione dal riscaldamento globale. In realtà so esattamente cosa devo vedere: sono un tifoso del Liverpool fin da quando iniziai a seguire il calcio da bambino, e aspetto con ansia che inizi la partita contro il Bolton, valida per la terza giornata di Premier League. L’ansia è più che altro attesa di veder finalmente all’opera i nuovi acquisti di questa estate: lo scozzese Charlie Adam, arrivato dal Blackpool per circa 7 milioni di Sterline, lo spagnolo José Enrique acquistato dal Newcastle, il talentuoso Stewart Downing, pagato ben 20 milioni all’Aston Villa e, infine, il giovane Jordan Henderson, arrivato per 16 milioni dalla squadra della sua città natale, il Sunderland. La squadra è allenata dal mitico “King” Kenny Dalglish, autentica leggenda della storia del club, e la curiosità di vedere come gestirà questa nuova promettente rosa è molto alta. C’è il sole ad Anfield, e sembra far caldo pure lì. Ciononostante in quel momento, come mi accade sempre quando guardo una partita dei Reds, non posso far altro che pensare a cosa non darei per trovarmi in quel posto in quel preciso istante. Probabilmente un rene o due. Magari anche quelli della mia famiglia, chissà. Mentre il caldo sembra cominciare a farmi delirare la magia inizia: lo stadio canta “You’ll Never Walk Alone” e la partita può cominciare.

Inizio presto a rendermi conto del talento di Henderson, che coi suoi capelli gelatinati lotta in mezzo al campo e muove elegantemente il pallone; passa poco tempo e il nuovo arrivato lancia Downing verso la porta avversaria, ma l’azione non è sfruttata a dovere e la palla finisce sul fondo. Intanto uno dei soliti telecronisti di Sky si esibisce in una delle sue specialità: giudicare nuovi calciatori solamente in base a quanto sono stati pagati e non per il loro rendimento in campo. Naturalmente chi se non Jordan Henderson può essere preso di mira più facilmente? Discorsi come “16 milioni sono eccessivi per un ragazzo di soli ventun anni che non ha ancora dimostrato nulla” ronzano fastidiosamente nell’aria ed io, sarà per il caldo, comincio a desiderare ardentemente e con rabbia che Henderson li metta a tacere con un gol. Il suo primo gol con la maglia del Liverpool. Il silenzio non tarda a rompersi: Suàrez mette dalla sinistra una vera e propria chicca d’esterno in mezzo all’area, Downing colpisce di prima davanti al portiere, che però miracolosamente respinge.«Cazzo». Non è finita: Kuyt corre come un pazzo per recuperare palla in area; ci riesce quasi saltando alla cavallina un giocatore del Bolton e la passa all’indietro proprio per Henderson. Henderson prova il piattone di destro. La palla sbatte in mezzo alle gambe del difensore davanti a lui e gli torna a disposizione. Henderson se l’aggiusta sul sinistro. Fa un passo. Henderson esplode il tiro a giro. La palla vola sotto l’incrocio dei pali alla destra di Jääskeläinen (come dimenticarsi un nome così?). Henderson ha segnato, 1 a 0.«Sì cazzo!». Improvvisamente il caldo è l’ultima delle mie preoccupazioni: la mia felicità esplode insieme a quella dei tifosi che festeggiano con Jordan Henderson, che urla tutta la sua gioia mentre agita i pugni in aria. Anche King Kenny a bordo campo urla di gioia e alza le braccia al cielo. Le inutili parole dei commentatori svaniscono dalla mia testa, prive di importanza: l’unico pensiero che vi ronza ora è: «Questo ragazzo col numero 14 diventerà un grande. Ne sono certo.».

Vinciamo la partita 3 a 1, ma non è questo che mi rimane impresso di quel pomeriggio. Ciò che mi rimane impresso è quel gol. Quel ragazzo ha spento da subito in me i dubbi riguardanti un’eccessiva spesa di denaro nei suoi confronti, e poco importa se agli altri (telecronisti e amanti del calcio inglese) sono servite altre tre stagioni per convincersi del valore di questo giovane centrocampista. Ma la cosa che in assoluto mi ha entusiasmato di più è stato vederlo crescere in campo al fianco del nostro mitico capitano: Steven Gerrard ha preso fin da subito sotto la sua ala protettiva Henderson, istruendolo e facendogli da guida nello splendido mondo del Liverpool. Il 15 settembre 2014, dopo che Daniel Agger se n’è andato, il ruolo di vice-capitano è passato proprio ad Henderson. Solo allora ho capito quanto quella partita e quel gol significassero per me: Gerrard ha istruito Jordan per farne il suo erede. La faccenda è diventata ancora più importante dopo che il capitano ha annunciato il suo addio al Liverpool per fine stagione. Ovviamente la cosa mi ha reso triste: avrei voluto avere la possibilità di andare ad Anfield e veder combattere Gerrard in campo ancora una volta. Il ricordo di quella partita mi ha permesso però di guardare in faccia al futuro con un sorriso: veder giocare Henderson con la fascia da capitano e vedergli mettere quella grinta in campo è stato come vedere un nuovo Gerrard in campo. È stato emozionante vedere il ragazzo togliersi la fascia per consegnarla a Stevie, che è ancora il vero capitano della squadra. Fra i due c’è sempre stata un’intesa pazzesca, e non è un caso che abbiano così tante caratteristiche e statistiche in comune.

In un futuro spero abbastanza prossimo, quando il Liverpool tornerà finalmente ad alzare dei trofei, non c’è alcun dubbio che mi ricorderò di quel pomeriggio afoso: il pomeriggio in cui ho visto giocare per la prima volta l’erede di Steven Gerrard.

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Ho incominciato ad interessarmi di calcio solo a partire dai 12 anni, dopo un'infanzia votata al tennis: da quel momento in poi sono cresciuto con la passione per il Liverpool e per i procioni. Sono uno studente del DAMS di Bologna e per Piè Veloce scrivo articoli principalmente sul mondo del calcio.

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