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Posted by on Gen 22, 2015 in Calcio | 0 comments

I talenti sprecati dai Top Club

I talenti sprecati dai Top Club

Non è certo corta la lista di tutti i giocatori di talento letteralmente buttati via dai top club di tutta Europa nella storia recente del calcio. Cosa intendo per “talenti sprecati”? Sicuramente quei giovani nei confronti dei quali non si ha avuta la necessaria pazienza di aspettare che crescessero, spedendoli per cifre relativamente basse in altri campionati o in leghe minori; per non parlare poi di tutti i “top player” acquistati per cifre mastodontiche e lasciati a marcire in panchina per la scarsa voglia di insistere di più nel loro adattamento in squadra, per poi svenderli a prezzi ridicoli. Parliamone. C’è un serio problema nel calcio, dovuto al fatto che il business ha SEMPRE la precedenza sugli esseri umani. E che business poi: chissà cosa avrebbero guadagnato certe squadre a concedere un po’ di fiducia in più a certe promesse del calcio, invece di sbarazzarsene senza troppi indugi. Certo, non sempre gli errori sono da attribuire alle società, ma anche ad agenti vari o agli stessi giocatori (spesso non del tutto esenti da colpe). Tuttavia è evidente come nella maggior parte dei casi certe scelte societarie siano state deleterie (per usare un eufemismo enorme).

Partiamo dalla nostra amata Serie A: qui senza dubbio la regina delle pessime decisioni in questi ultimi tempi è il Milan, squadra che preferisce di gran lunga i giocatori a fine carriera e/o a parametro zero ai vari giovani che ha in rosa o che il suo ottimo (perchè è ottimo, questo è un dato di fatto) vivaio sforna: i casi più recenti sono quelli di Bryan Cristante, Riccardo Saponara e Michelangelo Albertazzi, ma non dimentichiamoci che questo è il club che ha lasciato partire Pierre-Emerick Aubameyang (rivenduto dal Saint-Étienne al Borussia Dortmund nel 2013 per 15 milioni di Euro) e Yoann Gourcuff (con cui il Milan ne ha guadagnati 15, ma con un pizzico di pazienza e alcune stagioni in più forse avrebbe potuto ricavarci altri trofei e un gruzzolo più notevole, visto che il giocatore è stato poi venduto al Lione per 22 milioni nel 2010). Anche gli amati cuginetti non hanno fatto scelte proprio eccellenti (oggi sono in vena di figure retoriche): l’Inter ha vinto sì il Triplete nel 2010, ma lasciando poi partire dei giocatori che sarebbero serviti non poco alla rifondazione di una squadra asfissiata dai debiti; sulla lista troviamo Mattia Destro, Giulio Donati, Luca Caldirola, Marko Arnautovic, Philippe Coutinho, e chi più ne ha più ne metta (intuizioni geniali e meno recenti come passare ai rivali cittadini Pirlo e Seedorf meriterebbero un tapiro d’oro). Ma tranquilli! Non disperate! Neppure i tricampioni d’Italia della Juventus si salvano: oltre a non aver avuto pazienza con fenomeni del calibro di Thierry Henry e Edwin van der Sar (bisognosi forse di ambienti diversi per diventare tali, ma su cui valeva di certo la pena tentare un approccio diverso), sorprende come il club più vincente d’Italia non abbia sfruttato abbastanza giocatori laboriosi e utili come Sebastian Giovinco (persino riacquistato nel 2012!), Ciro Immobile, Manolo Gabbiadini ed Emanuele Giaccherini. I bianconeri sono inoltre ancora in ballo per giocatori promettenti come Simone Zaza e Domenico Berardi: speriamo che in un futuro non troppo lontano possano diventare tasselli importanti di questa squadra e non facciano una fine che francamente non meriterebbero.

Per quanto riguarda il calcio estero, il modello da (non) prendere in considerazione è quello rappresentato da Real Madrid e Barcellona: vere e proprie industrie prima che squadre di calcio, questi due club amano sfidarsi da tempo al celebre show “ChiFaIlColpoPiùGrosso”, in ogni sessione di mercato, sia essa estiva o invernale. Ora, questo non sembrerebbe un punto a sfavore, soprattutto per quanto riguarda i Blancos, che fatturano ogni anno più di tutte le altre squadre spagnole (e italiane) messe assieme, e che di certo non deludono spesso i propri tifosi. Tuttavia capita che questo gioco del spendi&rispendi porti non poche volte queste due squadre a battagliare per giocatori di cui la rosa potrebbe fare anche a meno: molti vengono infatti acquistati solo per toglierli dal mercato ed evitare che quindi se li aggiudichi l’avversaria o un’altra eurorivale. I loro acquisti sono perciò prima di tutto strategiche mosse di marketing, che poi possono rivelarsi vincenti o meno. Casi eccellenti ? Zlatan Ibrahimovic, comprato nel 2009 dal Barça senza pensarci troppo per rispondere all’acquisto dei vari Cristiano Ronaldo, Benzema & Co., e scaricato successivamente a causa di screzi con Guardiola, che nella sua posizione gli preferiva Messi. Come sprecare il talento di un campione internazionale e tanti tanti soldi, insomma. Come tanti sono stati i 25 milioni spesi lo stesso anno per portare in Catalogna Dmytro Chygrynskiy dallo Shakhtar, per poi ridarglielo l’anno dopo per 10 milioni in meno e dopo appena 12 presenze. Il blocco di mercato imposto di recente dimostra poi che anche nell’ambito Cantera i Blaugrana non si sono certo mossi splendidamente, sia in entrata che, soprattutto, in uscita: ricordiamo i vari Cesc Fàbregas (esempio alla Giovinco…più o meno), Thiago Alcantara, Gerard Deulofeu, Mauro Icardi, Bojan Krkic, Mikel Arteta, Giovani dos Santos, Thiago Motta e Keita Baldé, lasciati “fuggire” con troppa fretta. Il Real Madrid, d’altra parte, non ha fatto molto meglio: lo dimostrano i soldi e i talenti buttati via nei casi Pedro León, Sergio Canales, Álvaro Morata e, primo fra tutti, Samuel Eto’o, diventato un asso nella manica degli acerrimi rivali catalani. Si potrebbe andare avanti per ore poi a discutere delle varie operazioni Robben, Huntelaar, Di María, Özil ecc. ecc., ma, come ormai è evidente, si parla di colossi industriali retti da uomini potenti e ricchissimi, che fanno girare milioni dentro e fuori dalle loro tasche ogni giorno. È anche vero che nessun club possiede una sfera di cristallo per prevedere cosa sarà di un giocatore in futuro (altrimenti il Como oggi sarebbe una delle squadre più forti d’Europa grazie a Lionel Messi): la verità è che basterebbe anche solo un po’ di fiducia in più nelle potenzialità dei giovani, e un po’ di meno in quelle del denaro, per rendere una volta per tutte migliore il mondo del calcio che tanto amiamo.

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Ho incominciato ad interessarmi di calcio solo a partire dai 12 anni, dopo un'infanzia votata al tennis: da quel momento in poi sono cresciuto con la passione per il Liverpool e per i procioni. Sono uno studente del DAMS di Bologna e per Piè Veloce scrivo articoli principalmente sul mondo del calcio.

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