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Posted by on Gen 18, 2015 in Calcio | 0 comments

Il difensore centrale: istruzioni per l’uso

Il difensore centrale: istruzioni per l’uso

L’evoluzione del calcio da sempre coinvolge ogni singolo aspetto di questo sport (dalle tattiche di gioco al tifo, passando per infrastrutture, arbitraggio, ecc.), ma uno di quelli più interessanti da analizzare rimane sicuramente il ruolo dei giocatori. Esattamente come dai telegrammi siamo passati ai telefoni cellulari, allo stesso modo nel corso della storia abbiamo visto tramontare l’era dell’ala o del libero per veder nascere nuove tipologie di calciatori, come ad esempio il moderno “fantasista”, dotato tecnicamente e capace di tenere incollati centrocampo e attacco fornendo allo stesso tempo gol e assist. Naturalmente niente di tutto ciò sarebbe stato possibile se negli anni recenti non fossimo approdati a nuovi moduli più moderni, come il 4-2-3-1 o il 4-4-2 a rombo, abbandonando definitivamente formazioni antiche come la piramide (2-3-5) oppure i “sistemi” WM (3-2-2-3) e MM (3-2-3-2), divenuti celebri rispettivamente con il tecnico inglese Herbert Chapman e con la Grande Ungheria degli anni cinquanta.

In definitiva le varie modificazioni subite dal calcio negli ultimi vent’anni hanno portato alla creazione di tipologie di giocatore più duttili e offensive, ognuna con i suoi compiti essenziali all’interno di scenari di gara completamente differenti da quelli della seconda metà del ventesimo secolo; un esempio chiarissimo ci è dato dal reparto difensivo, dove infatti non c’è più spazio per una separazione di ruoli tra libero e stopper: l’odierno difensore centrale deve avere in sé entrambe le caratteristiche (soprattutto nelle difese a quattro) ed essere sempre pronto a cooperare di conseguenza col compagno di reparto. Tuttavia ciò non basta, poiché una delle doti essenziali che il calcio moderno chiede a questo ruolo è sicuramente la prestanza fisica. Nel calcio di oggi è sempre più chiaro come il rafforzamento della muscolatura ed il lavoro in palestra siano imprescindibili per un giocatore, ma a maggior ragione questo vale ancora di più per i difensori centrali, in quanto al compito di difendere si è aggiunto negli ultimi anni anche quello di impostare il gioco. Perciò quale arma migliore di un fisico possente e agile per controllare lo svilupparsi dell’azione davanti a sé e allo stesso tempo intimorire gli attaccanti avversari ? Un esempio perfetto a riguardo ce lo fornisce sicuramente il capitano belga del Manchester City, Vincent Kompany (non a caso soprannominato “The beast”).

Tra le altre caratteristiche del centrale moderno troviamo il “tackling”, l’abilità di contrastare l’avversario per rubare palla, spesso in scivolata. Le probabilità di commettere fallo eseguendo un tackle sono alte, tuttavia si è visto spesso come nel calcio moderno l’audacia e l’abilità di certi difensori premino le loro giocate al limite del rischioso.

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La chiave, come dimostrano le giocate di Ramos, è agire istintivamente con una buona dose di coraggio e, cosa più importante, puntare dritti al pallone. Si sa però che un giocatore da solo non può fare reparto: diventa quindi essenziale l’intesa con i compagni di difesa, in modo che ci sia sempre una giusta distribuzione delle marcature e una corretta collocazione sul terreno di gioco; tutto ciò è reso ancor più complicato se vi è una difesa a 3, una tipologia di schieramento ormai molto in voga tra le squadre che praticano un calcio particolarmente offensivo. L’esempio forse più illustre viene proprio dalla nostra Serie A, dove Antonio Conte ha saputo costruire alla Juventus un modello vincente per ben tre anni consecutivi grazie all’apporto in difesa del mix perfetto fra esperienza, classe e ostinazione fornito da Andrea Barzagli, Leonardo Bonucci e Giorgio Chiellini.

Questo esempio in particolare dimostra quanto la cooperazione fra difensori possa contribuire alla spinta offensiva di una squadra; essendo inoltre la difesa a 3 composta da difensori centrali puri, i compiti si scindono ulteriormente rispetto ad una difesa a 4: compito di chi occupa la posizione centrale (in questo caso Bonucci) è quello di impostare l’azione e avviare la circolazione di palla, come in passato agiva il libero, mentre coloro che si schierano ai suoi lati (Barzagli e Chiellini) fungono da stopper, marcando gli avversari e intervenendo più liberamente, grazie anche al supporto in fase difensiva dei due esterni, che all’occorrenza trasformano il reparto in una difesa a 5. Nelle difese a 4 i due centrali devono invece fornire maggiore compattezza, coordinando insieme la fase difensiva e dando istruzioni ai terzini riguardo alle marcature, non scordandosi inoltre di applicare il fuorigioco.

Ciononostante può capitare che in una coppia di difensori centrali uno dei due sia particolarmente improntato all’azione offensiva, e ami quindi spingersi spavaldamente in avanti superando non poche volte la metà campo. È il caso di molti difensori dotati tecnicamente che vediamo oggi, tra cui spicca sicuramente il brasiliano David Luiz: per questo giocatore, spesso criticato per le sue scarse qualità difensive, la parola chiave è certamente “osare”; non per nulla un esperto come Mourinho se l’è reinventato come centrocampista difensivo, ruolo in cui non ha stonato affatto, essendo dotato sia di una buona visione di gioco che di un buon dribbling. Detto questo, e considerata anche la sua ottima capacità di segnare (di testa o col piede destro), non è sicuramente da definire scarso come difensore: a chi è abituato ad una certa staticità del centrale chiaramente vedere l’impetuosità di Luiz in campo può dare fastidio, ma data la sua duttilità, grinta e capacità di coprire più zone allo stesso tempo si dimostra un giocatore di un’utilità incalcolabile e che farebbe comodo a qualsiasi top club.

Ultima, ma non per importanza, è forse la qualità che i difensori centrali hanno più in comune: il colpo di testa. Che sia per segnare o per allontanare il pallone dalla propria area, un buon difensore centrale deve saper saltare con una buona elevazione, imponendosi sull’avversario. I difensori più forti sono infatti capaci sia di allontanare la palla di molti metri dalla propria area con un solo colpo di testa che di insaccarla in rete come (e spesso anche meglio) dei veri centravanti. Anche in questo caso la fisicità gioca un ruolo fondamentale, mentre a dispetto di quel che si pensa l’altezza non è un fattore primario: si pensi ad esempio a Carles Puyol, fortissimo colpitore di testa nonostante i suoi “soli” 178 cm, rispetto ai 192 del compagno di squadra Gerard Piqué.

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Ho incominciato ad interessarmi di calcio solo a partire dai 12 anni, dopo un'infanzia votata al tennis: da quel momento in poi sono cresciuto con la passione per il Liverpool e per i procioni. Sono uno studente del DAMS di Bologna e per Piè Veloce scrivo articoli principalmente sul mondo del calcio.

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